“La generosità apre le porte alla felicità!” Flavia Ingrosso

Siamo giunti al primo porto intermedio del nostro Viaggio verso un porto sicuro, Ciclo di Bookcoaching sulle Dieci Chiavi della Felicità, e siamo approdati alla prima Chiave della Felicità: Giving (Dare), ossia fare qualcosa per gli altri.


L’attenzione questa volta è rivolta a cosa significhi essere generosi, a cosa, quanto, come e a chi scegliere di offrire; per muoversi in un giusto equilibrio tra il rispetto di sé stessi e per gli altri.
L’obiettivo è raggiungere una coscienza personale sul proprio modo di agire, scegliendo per il futuro di tenere ciò che ancora rispecchia i propri valori e di modificare quelle strade che, al momento, non si ritengono più percorribili per le più svariate ragioni.
In questa tappa il tema è affrontato con l’aiuto di quattro libri, tutti inerenti la generosità, ma coniugata sempre in forma diversa.


Hotel Silence è un romanzo di Auður Ava Ólafsdóttir, il cui protagonista è un uomo alle soglie dei cinquant’anni alle prese con il bilancio della sua vita, ai suoi occhi fallimentare; decide dunque di partire verso una città ignota e devastata dalla guerra civile per porre fine ai suoi giorni. Sennonché, una volta giunto a destinazione, l’unico talento che lui si riconosce (“io non sono uno che distrugge, sono piuttosto uno che ripara, che aggiusta le cose che si guastano”) cambierà le sorti del suo viaggio: mettere a disposizione degli altri le proprie competenze tecniche (e, come scoprirà, anche morali!) sarà salvifico per i beneficiari della sua generosità e per lui stesso, ora con un rinnovato e riscoperto senso della vita!
Questo libro invita a riconoscere i propri talenti e offrirli a chi ne ha bisogno, per condividere un progetto di “ricostruzione” che può rivelarsi in varie e diversissime forme. Mai dare per scontato di non essere abbastanza e di non poter offrire molto: quel “poco” che si è e si è in grado di dare spesso può essere proprio ciò di cui l’altro ha bisogno. Un gesto generoso offre aiuto all’altro e arricchisce di significato la vita di chi lo offre.


Ma attenzione, però, a scegliere bene i destinatari della propria generosità!
Lo scopre amaramente Anna, la protagonista del romanzo di Elizabeth von Arnim, Il circolo delle ingrate che, mossa da un’istintiva predisposizione alla carità, decide di condividere la sua sostanziosa eredità con altre donne, in cambio di niente se non di compartecipazione e affetto reciproco. Purtroppo le beneficiare della sua disinteressata generosità non si rivelano all’altezza delle aspettative, troppo egoiste, risentite e orgogliose per essere riconoscenti, e tutto fanno tranne che instaurare con Anna e tra loro un rapporto di affettuosa solidarietà.
“Qual è il senso di scegliere delle persone infelici in là con gli anni e pensare di poterle rendere felici? E cosa fare, poi, per renderle felici? Se per loro natura la felicità fosse stata un’opzione possibile, allora felici lo sarebbero già da molto, anche se povere”.
Questo è il monito di una donna a cui sta molto a cuore Anna e che l’aiuta ad aprire finalmente gli occhi e a scegliere di dedicare le sue cure amorevoli a chi se ne rivela realmente degno.


Essere generosi significa soprattutto fare un passo indietro, ascoltare l’altro e mettersi nei panni del ricevente per comprendere il suo punto di vista e i suoi bisogni reali, scendendo a volte a compromessi con le mentalità altrui e le possibilità materiali. Lo scopre bene Susanna Fioretti, autrice di Involontaria, in cui racconta delle sue esperienze nel mondo come volontaria della Croce Rossa Italiana. Di lezioni ne ha imparate tantissime e le racconta con quel pizzico di autoironia che alleggerisce anche le storie più drammatiche. Ne ho scelte cinque che mi hanno colpita particolarmente: perché la generosità sia sana e abbia valore la volontà di fare del bene agli altri deve avere la priorità sui benefici personali che il donatore può trarne, anche solo a livello morale: il focus deve concentrarsi sul beneficiario non sul benefattore; tuttavia, la generosità non deve comportare la perdita di vista di sé stessi e del proprio benessere; perché la generosità sia utile a qualcuno non deve partire solo da grandi ideali ma deve rispondere a esigenze reali (non supposte) e fare affidamento su risorse concrete la generosità deve rendere indipendenti chi ne usufruisce e chi la elargisce, non creare rapporti di subalternità e di debito né di pretese; l’atto di generosità non può prescindere dal rispetto della dignità di coloro che ne sono beneficiari.

Ideale sarebbe uno scambio reciproco di atti generosi, come accade in 84 Charing Cross Road di Helene Hanff, storia in forma epistolare in cui la protagonista scrittrice sceneggiatrice newyorkese e sempre in bolletta contatta la Libreria antiquaria Marks & Co. di Londra, specializzata in edizioni rare di testi classici di autori inglesi a prezzi contenuti. Ne nasce una fitta corrispondenza, che dalle prime lettere formali passa poi a toni più colloquiali: di volta in volta tra Helene e Frank Doel, il libraio di riferimento, si instaura un’amichevole confidenza, che si estende poi a tutti i colleghi, con scambi di auguri e racconti di aneddoti privati e no. Grata della solerzia di tutti loro ad accontentare le sue richieste bibliografiche inconsuete, andando anche al di là del loro dovere professionale, Helene ricambia con l’invio agli amici londinesi di viveri di scarsa reperibilità nell’Inghilterra del dopoguerra.
Quando la generosità si palesa anche con gesti semplici e senza eccessivi sforzi…

Vi lascio con queste suggestioni per riflettere sul valore della generosità e ci ritroviamo il prossimo mese con la Seconda Chiave della Felicità: Relating (Relazionarsi), ossia Creare una rete con le persone.

Io e Flavia vi aspettiamo il prossimo mese, vi auguro una piacevole lettura e attendo nei commenti le vostre considerazioni in merito alle letture proposte questo mese dalla nostra Book coach.

“Viaggio verso un porto sicuro” introduzione al percorso.

Come potevate immaginare dall’intervista (pubblicata in due parti) fatta a Flavia Ingrosso nei mesi precedenti a proposito del suo nuovo progetto, era quasi prevedibile che di questo progetto saremmo arrivate a parlare.

A partire da questo mese fino alla prossima estate ogni trenta giorni potremo seguire i passi delle letture proposte per ogni chiave della felicità che sarà protagonista indiscussa del percorso di bookcoaching. Lascio che siano le parole della stessa autrice e conduttrice a portarci nelle atmosfere più consone e propense al lavoro.

“In questa sede vorrei ribadire che il coaching è uno strumento pratico volto al cambiamento, che prevede innanzitutto una presa di coscienza di chi si è stato ieri e si è oggi, un’assunzione di responsabilità per le decisioni rispetto al futuro e la definizione di un piano d’azione per realizzare un qualsiasi progetto di cambiamento.”
Con il Bookcoaching si usa la lettura di narrativa come ulteriore strumento di riflessione e confronto, servendosi di una storia, non solo per compagnia e svago (pur sempre pregevoli pretesti), ma anche come occasione di introspezione e conoscenza di sé stessi.

Quando si intraprende un qualsiasi viaggio è essenziale sapere da dove si parte per scegliere la direzione in cui muoversi.
Perciò come primi consigli di lettura, per predisporsi al viaggio, ho scelto due testi diversi tra loro ma con la medesima finalità: conoscere sé stessi, accettarsi pur nelle imperfezioni o diversità rispetto a un modello precostituito, perdonarsi di non essere perfetti (che poi: perfetti per chi? per cosa? secondo quali canoni?) per poi scegliere consapevolmente se cambiare qualcosa oppure fare pace con la propria natura e assecondarla.

Il primo è un romanzo di Cecelia Ahern, Cose che avrei preferito non dire (link a: https://bur.rizzolilibri.it/libri/cose-che-avrei-preferito-non-dire-2/): è la storia di una giovane donna, Lucy, imbrigliata in una vita che trascorre senza passione, condizione di cui non si rende conto fino a quando non si trova costretta a trovarsi a tu per tu con la sua vita, personificata in una figura alquanto sgradevole di modi e fattezze, che le chiede conto di come la sta trattando. Non solo, Lucy è poi anche obbligata a convivere con la sua vita, avendo con lei a primo acchito un rapporto conflittuale, che le impone suo malgrado di affrontare tanti aspetti della sua esistenza ignorati per troppo tempo e nascosti come polvere sotto il tappeto.
Giorno dopo giorno, non senza fatica e vari ripensamenti, Lucy comincia a sciogliere vari punti cruciali, modificando azioni e pensieri, che la rendono più leggera, autentica e libera di fare scelte non più veicolate da condizionamenti esterni.

Immagina di leggere una lettera in cui la tua vita ti invita a renderle conto di come l’hai trattata. Per cosa ti è grata e di cosa ti rimprovera? Se anche a te rinfaccia di averla trascurata per aderire alla Chiesa dell’etichetta Sociale e di aver vissuto nella menzogna per timore di “cosa penserà la gente?”, ti propongo il romanzo di Cecelia Ahern.
Dopo la lettura prova poi a chiederti: nel corso della mia esistenza quanto sono stato autentico e quanto mi sono fatto definire dagli altri? Quanto troppo spazio ho lasciato a persone nocive per condizionare le mie scelte? Quanto, invece, mi sono concesso di sognare? Stavolta rispondi con onestà e ricorda che un sogno è qualcosa che vuoi sforzarti di realizzare. Qualcosa che sembra al di là della tua portata, ma che sai di poter ottenere con un po’ di duro lavoro … I sogni dovrebbero farti pensare: “Se avessi un po’ di fegato, e non mi importasse del giudizio della gente, questo è ciò che farei davvero”.

Il secondo consiglio è una graphic novel, Amina e il vulcano di Simona Binni: Amina è una bambina orfana di madre che vive a Milano con il padre, sempre in viaggio per lavoro e che non riesce ad accettare il fatto che la figlia sia diversa dagli altri bambini con i quali non riesce facilmente a interagire. Prima di cedere alle pressioni della seconda moglie per prendere una decisione molto importante per la vita della figlia, il padre opta per un viaggio da far fare ad Amina a Stromboli, dai nonni materni, dove la bambina trova un diario segreto della madre che le svela un segreto relativo non solo alla mamma ma anche alla sua vera natura.
Quando un viaggio è l’occasione di andare alla riscoperta delle proprie origini e a occupare il proprio posto nel mondo:
“la felicità a volte abita in luoghi insospettabili. … Quando sogniamo è perché abbiamo un mondo dentro di noi ricco di cose … fantasie, desideri, ricordi, paure. A volte tutte queste cose hanno bisogno di emergere dalla parte più profonda di noi. Sognare è un po’ come accendere una luce e vedere cosa c’è nei luoghi più bui e misteriosi della nostra coscienza. Non devi aver paura dei tuoi sogni perché nulla di ciò che viene da te può essere una cosa brutta”.
Appuntamento al prossimo mese con la prima tappa del viaggio, la chiave della Felicità: Giving (Dare), ossia fare qualcosa per gli altri.

Per ogni altra delucidazione contattate direttamente Flavia Ingrosso sulla sua pagina Facebook.

“Viaggio verso un porto sicuro” seconda parte

Cari lettori, eccoci tornati per seguire la seconda parte dell’intervista fatta a Flavia Ingrosso, Life & Book Coach. In questa ultima parte scopriremo più a fondo quali corsi ha seguito per poter poi intraprendere la sua professione e quali sorprese ha in serbo per noi per questo suo nuovo progetto di Bookcoaching che vi ricordo prenderà il via a settembre di quest’anno. Potete contattare direttamente Flavia dalla sua pagina Fecebook.

flavia 10 chiavi della felicità

Immagino che tu abbia seguito degli appositi corsi e piani di studio e che non ci si possa improvvisare coach, cosa consigli ai nostri lettori che vogliono conoscere meglio, e magari intraprendere una carriera simile. Oltre ai libri si può fare coaching anche con altre forme di arte o di intrattenimento? Chessò, cinema o pittura?

Io ho frequentato un Master nel 2016 (frequenza in aula per un weekend al mese, per dieci mesi), ho poi fatto 100 ore di tirocinio gratuito seguendo come coach delle persone volontarie, al termine del quale ho conseguito l’abilitazione come coach.

Scuole di coaching ce ne sono tante, ognuna con un proprio stile e programma: delicato per me dare un consiglio puntuale. Piuttosto direi di informarsi sulle varie scuole e scegliere quelle che vanno più in armonia con le proprie predisposizioni.

In linea generale, sarei molto cauta nel prendere in considerazione quei corsi che promettono l’abilitazione come coach in un weekend o comunque in poche ore di lezione.
Coach si diventa innanzitutto provando sulla propria pelle il cambiamento dovuto al coaching: questo non è fatto da una serie di indicazioni tecniche, direi piuttosto che si tratta di una forma mentis che ha bisogno di tempo per maturare, prima con lo studio e l’applicazione del coaching alla propria vita, poi col tirocinio che ti offre la possibilità di sperimentare anche il tuo approccio con gli altri. Il coaching è una professione di aiuto di una certa responsabilità, non si può giocare con la vita delle persone, né ci si può improvvisare.

Certamente, si può fare coaching con tutte le forme d’arte (la scrittura, la pittura, il teatro, il cinema certo, ecc.), e, volendo, si possono sperimentare queste forme d’arte e non solo esserne fruitori: l’intento non è diventare degli scrittori, dei pittori, degli attori, ecc., ma dedicarsi a queste forme d’arte serve per liberare il potenziale presente in ognuno di noi, per modificare i nostri pensieri cambiando le nostre azioni.

Lo psicologo ottocentesco William James (guarda caso il fratello dello scrittore Henry James) sosteneva che se vuoi imparare una virtù devi comportarti come se quella virtù fosse già tua. Dando, dunque, tanta importanza all’azione: se ci si comporta sempre allo stesso modo si otterranno sempre i medesimi risultati; per fuggire dalla ruota del criceto è necessario fare un’azione diversa che ti faccia magari cadere di lato, ma che ti libera dal reiterare sempre gli stessi movimenti che non ti portano da nessuna parte.

Io oltre alla lettura uso con i miei coachee anche la scrittura e non ultimo il gioco!

Arriviamo finalmente alla bomba, il tuo nuovo progetto: partiamo dal titolo “Viaggio verso un porto sicuro” che poi è anche il nome del tuo brand. Sono curiosa di sapere cosa hai in serbo per noi a partire dall’autunno, so perché me lo hai anticipato che riguarda i libri e le chiavi della felicità, com’è nata l’idea e in cosa consiste esattamente questo viaggio? Dove ci porterà?

Viaggio verso un porto sicuro è lo slogan della mia attività da coach: io mi sono immaginata come un faro che illumina la rotta alla barca che si sente sperduta in mare aperto e con la mia luce l’accompagno verso il suo porto sicuro, che si trova nientemeno che in sé stessa.

Spesso si pensa di dover cercare chissà dove il proprio porto sicuro e ci si ferma prima di partire temendo che sia troppo lontano o dal viaggio troppo burrascoso: io, invece, sono convinta che ognuno debba cercarlo dentro di sé.

Ho deciso quindi di intitolare anche il mio Ciclo di Bookcoaching “Viaggio verso un porto sicuro”, perché alla fine del percorso ognuno raggiungerà una tale consapevolezza di sé oggi e di chi vuole diventare domani che davvero raggiungerà uno stato di sicurezza e di protezione mai vissuto prima.
Ho pensato poi di servirmi delle Dieci Chiavi della Felicità come porti intermedi in cui sostare, per riflettere su un tema specifico e poi, una volta elaborato, riprendere il viaggio, fino a ritornare a sé stessi.

Hai mai sentito parlare delle Dieci Chiavi della Felicità? Te ne parlo brevemente: nel 2010 si è costituito Action for Happiness, movimento inglese fondato da più figure professionali (psicologi, sociologi, educatori ed economisti), che promuove l’idea che se tutti avessero come obiettivo e scopo primario della loro vita quello di creare le condizioni per una maggiore felicità di chi li circonda questo migliorerebbe radicalmente la nostra società.

L’assunto si basa sulla Psicologia Positiva di Martin E. P. Seligman e sulle continue scoperte scientifiche sul funzionamento dell’organismo e degli effetti positivi della Felicità su di esso.

Action for Happiness ha dunque individuato le Dieci Chiavi della Felicità, che se tutte soddisfatte aiuteranno a realizzare il grande sogno, il GREAT DREAM costituito dalle iniziali di tutte e dieci le chiavi:

Giving (Dare). Fare qualcosa per gli altri

Relating (Relazionarsi). Relazionare con le persone

Exercising (Esercitarsi). Prendersi cura del proprio corpo

Appreciating (Apprezzare). Apprezzare il mondo che ci circonda

Trying out (Provare). Imparare sempre cose nuove

Direction (Obiettivo). Avere obiettivi da raggiungere

Resilience (Resilienza). Trovare le risorse utili per fronteggiare le avversità

Emotion (Emozione). Avere un atteggiamento positivo

Acceptance (Accettarsi). Accettarci per come siamo

Meaning (Dare senso). Essere parte di qualcosa di più grande.

Magari lascio alla pagina relativa al progetto tutti i dettagli del Ciclo di Bookcoaching Viaggio verso un porto sicuro (www.flaviaingrosso.it/bookcoaching/viaggio-verso-un-porto-sicuro-ciclo-di-bookcoaching-sulle-dieci-chiavi-della-felicita/), limitandomi qui a sintetizzare alcuni punti salienti dello svolgimento.

Innanzitutto si tratta di un percorso che, data anche la contingenza storica che stiamo vivendo, si svolgerà del tutto online: il che permetterà a chiunque sparso nel mondo (ma che parli lingua italiana) di partecipare.

Inizierà a Settembre 2020 e si protrarrà fino a Luglio 2021: ma niente paura, non è così impegnativo come sembra!

Innanzitutto, gli iscritti riceveranno per e-mail 1 PDF e 1 VIDEO, introduttivi ed esplicativi del Ciclo.

Poi, ogni mese sarà dedicato a una singola Chiave della Felicità e da settembre fino a giugno, una volta al mese invierò del materiale su cui lavorare autonomamente, consistente in:

1 PDF con l’approfondimento teorico della Chiave del mese e degli esercizi relativi

1 VIDEO in cui io parlerò di alcune letture di narrativa che secondo me possono essere utili per riflettere sul tema, che possono offrire punti di vista non ancora considerati

Gli iscritti potranno partecipare al Gruppo Facebook chiuso e dedicato esclusivamente al Ciclo di Bookcoaching Viaggio verso un porto sicuro, da me moderato, in cui ci si potrà confrontare quotidianamente sulle riflessioni emerse dagli esercizi o dalle letture, consigliate ma non obbligatorie! Si potranno chiedere delucidazioni sul Ciclo, chiedere e offrire consigli: un luogo privato di confronti e scambi!

Il mese successivo all’invio del materiale, ci si incontrerà in gruppo in video conferenza per 1 ora di sabato pomeriggio dalle ore 15-16 (nella pagina del progetto ci sono tutte le date) e ci si potrà confrontare a voce.

Come puoi vedere, cara Nadia, è un percorso che richiede solo un’ora al mese in presenza online (quindi davvero si può essere ovunque!), tra l’altro non obbligatoria, e tutto il lavoro è fatto in autonomia.

Tuttavia ci sono spazi e momenti preziosi per la condivisione, che rende tutto molto più partecipato e utile, perché in fondo, restando nella metafora del mare e con le parole di John Donne, nessun uomo è un’isola!