Amene considerazioni

Sempre più in questi giorni mi rendo conto che i “classici” della letteratura, europea o americana in questo senso non hanno distinzioni, sono meno immediati di quanto io stessa potessi pensare o immaginare e credo che l’immaginazione in certi casi la faccia da padrone molto più della conoscenza diretta. Che io sia una lettrice di stampo anglofilo non è un mistero e nemmeno un gran segreto per nessuno. Il mio limite, in senso letterario, è che tendo a non prendere mai molto in considerazione i libri di nessun altro paese perdendomi probabilmente per strada delle vere e proprie pietre miliari della letteratura che io ignoro bellamente! Il punto non è tanto verificare e stabilire quanto capra possa essere la sottoscritta, quanto rendermi conto che quando si parla di classici spesso l’unica cosa che ronza in testa sono parole senza senso di libri e autori più spesso fantasticati nell’immaginario collettivo che letti realmente. Proprio ieri una mia cara amica mi ha chiesto un consiglio volante su un classico della letteratura europea da leggere e io sono rimasta senza niente da dire. Quello che avrei voluto dirle era: Stellina non si inizia MAI una challenge letteraria senza pianificarla per tempo a dovere, se sai le categorie per tempo, ti prepari con qualche settimana di anticipo in modo da iniziare con le idee chiare e i libri sul comodino, tanto è vero che io mi sono scelta i libri dal primo di gennaio almeno fino alla fine di Marzo! Seguo l’ordine stabilito, ma scegliendo con largo anticipo posso vegliare la lunghezza dei volumi per non incasinarmi da sola…

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Avendo, in maniera tragicamente poco oculata, messe vicine letteratura europea ed americana nelle prime due settimane dell’anno, anche a questo giro mi tocca eliminare dalla conta “Ritratto di Signora” di Henry James perché è lungo più di 600 pagine e non ce la faccio a leggerlo tutto in una settimana, visto per altro che ho tempo di leggere solamente prima di dormire e non durante il giorno e non ho la garanzia di riuscire a leggere 100 pagine ogni sera senza perdere i sensi. Divagazioni sui miei rimpianti a parte, mi sono accorta che spesso quando si favoleggia sulle pietre miliari della letteratura in tanti non sanno esattamente cosa dire e cosa consigliare. Autori russi? Per carità di Dio no, che quelli sono dei mattoni (in parte vero, ma sanno scrivere!); autori francesi? … … … Hugo, Maupassant, Flaubert, Balzac, Rostand, Dumas per quanto almeno questi a scuola li abbiamo sentiti nominare… non è che ci saltino in mente così, come se nulla fosse, con il testo giusto già comodamente appollaiato in libreria ma almeno li abbiamo intravisti. Autori nostrani? Io non sono una grande amante della letteratura italiana, l’ho già detto in numerose occasioni, ma persino io nella mia becera ingratitudine verso gli autori di casa  possiedo una copia de “I Promessi sposi”, un libro di Svevo e uno di Verga (saranno pure residuati bellici delle superiori ma intanto ce li ho). In genere ogni altro tipo di letteratura proveniente dai paesi europei non ha nemmeno la grazia di essere nominata nelle nostre aule scolastiche, permettendoci di crescere con la nostra beata incoscienza del fatto che anche nel resto d’europa si è evoluta l’arte della scrittura superando addirittura lo stadio delle pitture rupestri.

Anno nuovo, vecchie letture

Ultimo giorno dell’anno, ultimo articolo della reading challenge 2018 pubblicato (ieri), tempo di riflessioni e di somme tirate. Quando ho iniziato questa strampalata e forse avventata scampagnata letteraria non pensavo che sarei arrivata in fondo benché con mia somma sorpresa io ci sia riuscita, rimanendo però con un dilemma cocente… di che diavolo parlo adesso? Non amando particolarmente le recensioni, né leggerle, né tanto meno scriverle, le possibilità di scrittura si riducono all’osso oppure si moltiplicano all’inverosimile? Non avendo intenzione di imbarcarmi in una nuova challenge per quest’anno (partorire almeno 52 categorie richiede tempo, pazienza e fantasia, tre cose che al momento latitano pesantemente) ho pensato di sfruttare quella dello scorso anno, in modo differente, perché per quanto possa sembrare strano e talvolta surreale i libri nella molteplicità dei loro generi danno la possibilità di spaziare anche in direzioni che all’inizio del viaggio non avrei mai nemmeno preso in considerazione. Vedremo nel corso dei prossimi 12 mesi o meglio delle prossime 52 settimane dove mi porteranno i libri che leggerò e i loro autori.

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Ricordi d’infanzia

Qualche giorno fa stavo mettendo in ordine, per la milionesima volta, gli scaffali della libreria e mi sono ritrovata fra le mani due libri che non leggo da anni e che provengono diritti di filati dalla mia biblioteca infantile ereditati da quella di mia madre: “Violetta la timida” scritto da Giana Anguissola negli anni ’60 e “Pippi Calzelunghe” scritto da  Astrid Lindgren una quindicina di anni prima. Sono anni che effettivamente non li rileggo, per cui me li sono messi sul comodino per avere modo appena terminata la lettura di “Amercan Gods” di rileggerli, anche se da piccola ricordo di averli letti talmente tante volte da saperli praticamente a memoria. Un libro che invece da qualche tempo mi sta in qualche modo “perseguitando” e che ammetto non ho mai letto è “Anna dai capelli rossi” di Lucy Maud Montgomery che in questi ultimi anni ad ogni angolo è li che mi tende agguati. E’ una bella serie, scritta agli inizi del ‘900, composta da 8 volumi più un successivo, nato come prologo scritto una decina di anni fa con il consenso degli eredi dell’autrice. Chi li conosce dice che sono bellissimi, io ricordo solamente una versione animata degli anni ’80 che non sono nemmeno certa di avere visto…. i guai che comporta spolverare gli scaffali della libraria, pensavo di essere a posto per almeno un paio di mesi con la tabella delle mie letture e in 10 minuti mi si sono aggiunti 10 libri… lo dicevo ieri che anche se fossimo eterni non arriveremmo mai alla fine delle nostre letture.

TO GO WITH AFP STORY BY DELPHINE TOUITOU